Ciò che scrissi

Nota: questa è la trascrizione di una breve pagina che ci era stato chiesto di scrivere nei primi giorni dell’EILC alla Højskolen Østersøen. Non era richiesto di farla leggere ad altri ma mi piace metterla qui per poi in seguito poter fare un’analisi finale e trovare le differenze su come vedo questa esperienza.


Sono partito per l’Erasmus due giorni fa, senza sapere cosa aspettarmi fino all’ultimo istante. In realtà l’unica cosa che mi aspettavo realmente era di trovarmi spiazzato in mezzo a situazioni nuove che avrei dovuto gestire senza sapere come. All’aereoporto ho iniziato a percepire che qualcosa “non andava” nel senso opposto del termine.

Ciò che intendo dire è che sto vivendo — per certi versi — tutto l’aspetto di “primo impatto” in modo tranquillo, quasi passivo. Il fatto di dover passare tutto il tempo parlando in inglese in un luogo per me ancora nuovo, con oneri domestici “nuovi”, non mi agita particolarmente. Non mi sarei mai aspettato questo tipo di reazione.

Per quanto riguarda la vita nella Folk High School, non è niente male. Certo, è un po’ strano trovarsi mattina e sera a cantare (una tradizione della scuola che mi ricorda un pizzico gli scout, ma va bene lo stesso) tuttavia si tratta di un ambiente molto stimolante.

Ci è permesso usare la sala da pranzo per ritrovarci, assieme ad altri locali. Abbiamo a disposizione dei distributori gratuiti di succo di frutta, latte e caffè: non sarà il caffè italiano, ma il succo è buono.

Il nostro gruppo è molto coeso: siamo 5 ragazzi e 11 ragazze. Sarà il fatto di parlare in inglese, sarà il vivere tutti nello stesso posto, o chissà cos’altro, ma rompere il ghiaccio ha richiesto meno tempo del previsto. Pur non essendo molto abituato a stare con “molte” nuove persone contemporaneamente, fila tutto liscio.

Non so come, non so perché, ma sembra semplicemente naturale. E onestamente non ho molta voglia di domandarmi realmente il motivo: è sufficiente sapere che va bene così.

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